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Pubblicato il 28 Settembre 2020

In Francia scatta la censura per 200 scienziati e accademici che criticano la politica sanitaria sulla pandemia

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FRANCIA – I Professori Toussaint, Toubiana e altri 200 scienziati, accademici e professionisti della salute criticano la deriva nella politica sanitaria del governo francese. Ritengono che porti a interpretazioni errate dei dati statistici e a misure sproporzionate. Chiedono di valutare le loro reali conoscenze per definire democraticamente una strategia sanitaria ma sono stati censurati.

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Avviso per il lettore: Questa colonna doveva originariamente apparire sul Journal du Dimanche (JDD) il 27 settembre 2020. Accettata sabato mattina dal giornalista responsabile della sezione “Tribune / Opinioni”, doveva apparire integralmente sul sito web del giornale e redigere il rapporto, oggetto di un articolo nella versione cartacea del giorno successivo. Il giornalista ci ha detto di averla accolta perché avrebbe permesso un dibattito contraddittorio con altre opinioni molto allarmistiche espresse su questo giornale. Alle 4 del pomeriggio, questo giornalista ci ha comunque avvertito che il suo caporedattore vietava la pubblicazione. Ignoriamo le ragioni di questa censura che nessuno ha ritenuto opportuno (o semplicemente cortese) spiegarci.

Mentre il governo prepara una nuova legge (la quarta in 6 mesi!) che proroga il “regime eccezionale” che ha sostituito lo “stato di emergenza” sanitario, mercoledì 23 settembre il ministero della Salute ha annunciato misure restrittive delle libertà individuali e collettive che afferma essere scientificamente basate sull’analisi dell’epidemia di coronavirus. Questa affermazione è discutibile. 

Al contrario, riteniamo che la paura e la cecità governino il pensiero, che conducano a interpretazioni errate dei dati statistici e a decisioni amministrative sproporzionate, spesso inutili o addirittura controproducenti.

Cosa sappiamo di questa epidemia e della sua evoluzione?

SARS-CoV-2 minaccia principalmente le persone il cui sistema immunitario è indebolito dalla vecchiaia, dallo stile di vita sedentario, dall’obesità, dalle comorbidità cardio-respiratorie e dalle malattie sottostanti di questi sistemi. Ne consegue che la priorità sanitaria è tutelare queste persone fragili: il rispetto dei gesti di barriera e il lavaggio delle mani sono due delle chiavi.

SARS-CoV-2 circola in tutto il mondo da circa un anno. Continuerà a circolare, come tutti gli altri virus che vivono in noi e intorno a noi, e a cui il nostro corpo si è gradualmente adattato. La speranza di far sparire questo virus distruggendo la vita sociale è un’illusione. Altri paesi, in Asia come in Europa, non hanno fatto ricorso a queste pratiche medievali e non se la passano peggio di noi.

Per quanto riguarda l’evoluzione, l’idea di una “seconda ondata” che riproduca il picco di marzo-aprile 2020 non è un’osservazione empirica. Si tratta di una teoria catastrofista derivante da modelli basati su ipotesi non verificate, annunciata a marzo ed emersa in ogni fase dell’epidemia: ad aprile durante il cosiddetto “rilascio” dei francesi, a maggio prima del declino, a giugno per il Festival Musicale, in estate per gli “affollamenti” di Mayenne o partite di calcio, e ancora questo autunno, a fronte di un aumento di casi sicuramente significativo, ma lento e carico di incertezze diagnostiche. Alla fine, questa cosiddetta “seconda ondata” è un’aberrazione epidemiologica e non vediamo arrivare nulla che possa essere seriamente paragonato a ciò che abbiamo vissuto la scorsa primavera.

Infine, vediamo che, per ragioni difficili da definire (panico, pressione politica o mediatica, ecc.?), le autorità sanitarie francesi non sono in grado di stabilizzare una comunicazione onesta sui dati dell’epidemia. Soprattutto hanno abbandonato l’indicatore fondamentale, la mortalità, per trattenere solo quello della positività dei test che non erano in grado di distinguere i soggetti malati dai guariti. Questa politica dei numeri applicata ai test porta a una nuova aberrazione consistente nell’essere sorpresi dal fatto che oggi troviamo di più quello che non cercavamo ieri. Porta anche a classificazioni di reparti o regioni in zone più o meno “pericolose” a cui diamo bei colori che nascondono la fragilità e l’arbitrarietà del conteggio: tal dei tali si ritroverà nella “zona rossa” mentre ci sono meno di dieci pazienti in terapia intensiva, un altro vedrà chiusi tutti i suoi ristoranti senza prove che siano siti di grande contaminazione. Tutto questo è poco coerente.

Le autorità sanitarie non mettono in dubbio la futura mortalità per altre principali cause di morte (cancro, malattie cardiovascolari) per le quali la cura è trascurata.

La mortalità in eccesso per tumori durante la prima ondata stimata tra il 2 e il 5%

Gustave Roussy ha sviluppato un modello matematico di simulazione per valutare gli impatti della pandemia Covid-19 sull’organizzazione della cura del cancro e le conseguenze in termini di prognosi legate al ritardo e ai cambiamenti nelle cure durante il periodo di reclusione . I risultati della simulazione mostrano in particolare che la preoccupazione dei pazienti per la contaminazione e il loro arrivo tardivo nei centri sanitari per ricevere i loro trattamenti e i ritardi nella diagnosi potrebbero comportare un aumento della mortalità per cancro tra 2 e 5% a 5 anni. Questo aumento del rischio potrebbe aumentare in caso di una seconda ondata e sarà importante fare tutto il possibile per mantenere la diagnosi e l’offerta di cure contro il cancro.

Inoltre le autorità sanitarie non mettono in dubbio che alcuni dei soggetti classificati tra le persone “decedute da Covid” sono infatti morte per un’altra patologia ma classificate come Covid perché portatrici del virus. Tuttavia, studi recenti dimostrano che questo gruppo potrebbe costituire fino al 30% dei decessi nel Regno Unito nelle ultime settimane. Questo modo di contare sempre di più come persone “morte per Covid” infatti principalmente affette da altre malattie è probabilmente la principale spiegazione del fatto che, come scritto integralmente sul sito INSEE  : ”  Dal 1 maggio la Francia non ha più osservato un eccesso di mortalità rispetto al 2019  “.

Da tutto ciò consegue che non ha senso paralizzare tutta o parte della vita della società seguendo un ragionamento a volte errato nelle sue stesse premesse. È urgente fermare l’escalation, accettare di rivedere le nostre conoscenze scientifiche e mediche, ridefinire democraticamente una strategia sanitaria attualmente in piena deriva autoritaria.

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