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Pubblicato il 6 Luglio 2020

Nuove prove confermano che la Cina ha mentito: l’attuale Coronavirus è stato identificato nel 2014

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Nel 2013, Zheng-Li Shi, la  “donna pipistrello”, e il suo team dell’Istituto di virologia di Wuhan sono stati invitati a  studiare il profilo del virus di una miniera nella provincia dello Yunnan dopo che sei minatori avevano contratto la polmonite con sintomi simili alla sindrome respiratoria acuta grave (SARS).

Dopo aver campionato il pozzo della miniera per un anno, i ricercatori hanno  identificato  un gruppo eterogeneo di coronavirus di pipistrello, uno dei quali è stato designato RaBtCoV / 4991 (GenBank KP876546) e parzialmente sequenziato come un frammento di coppia 440-base mirato al gene RNA polimerasi RNA-dipendente ( RdRp).

Pur essendo abbastanza unico da essere  considerato  un nuovo ceppo e associato a un focolaio simile alla SARS umana come potenziale patogeno pandemico, da allora in poi, RaBtCoV / 4991 è scomparso dalla letteratura scientifica.

Cioè, fino al 2020.

La pandemia COVID-19 ha innescato un’intensa ricerca dell’origine del coronavirus responsabile, SARS-CoV-2.

Nell’articolo Nature del 3 febbraio 2020, gli scienziati del Wuhan Institute of Virology, guidati da Zheng-Li Shi, hanno  dichiarato  che il coronavirus RaTG13, isolato da pipistrelli nella provincia di Yunnan, in Cina, ha mostrato un’identità di sequenza del 96,2% con SARS-CoV- 2 e, quindi, “RaTG13 è il parente più prossimo” che forma una discendenza distinta da altri coronavirus e che sostiene l’affermazione della Cina secondo cui SARS-CoV-2 è naturale.

Un mese dopo, il 17 marzo 2020, l’articolo “L’origine prossimale di SARS-CoV-2″, ampiamente citata da scienziati e media, ha sostenuto la conclusione che RaTG13 è il parente più stretto di SARS-CoV-2, che probabilmente ” saltò “dagli animali agli umani nel mercato del pesce di Wuhan.

È importante notare che, Ian Lipkin, uno degli autori di “L’origine prossimale di SARS-CoV-2”, l’articolo a sostegno dell’affermazione della Cina secondo cui SARS-CoV-2 è presente in natura, ha  ricevuto una medaglia  dal governo cinese in Gennaio 2020.

Non ci volle molto perché apparissero dubbi sulla validità dell’argomento RaTG13 o sulla sua esistenza. Ora abbiamo imparato che RaTG13 esisteva solo sulla carta. RaTG13 e RaBtCoV / 4991 sono lo  stesso virus.

L’intero genoma di RaTG13 è stato caricato  per la prima volta  nel National Institutes of Health GenBank il 27 gennaio 2020 e  aggiornato  il 24 marzo 2020. In questi documenti non si fa menzione di RaBtCoV / 4991.

Tuttavia, in un database di virus cinese, datato 7 marzo 2020 nel codice sorgente, RaTG13 e RaBtCoV / 4991 sono elencati come lo stesso virus. Significa che la Cina già sapeva che RaTG13 non era un coronavirus unico, ma semplicemente un duplicato di RaBtCoV / 4991 e ha tenuto segreto questo fatto importante.

La Cina ha a lungo  insinuato  che il RaTG13 è stato scoperto solo nel 2020 dopo l’inizio della pandemia attraverso una ricerca nel suo database di coronavirus.

Tale affermazione è stata confermata da Peter Daszak, presidente della EcoHealth Alliance e collaboratore di lunga data dell’Istituto di virologia di Wuhan:

Abbiamo trovato il parente più vicino all’attuale SARS-CoV-2 in una mazza in Cina nel 2013. Abbiamo sequenziato un po ‘del genoma e poi è andato nel congelatore; perché non sembrava SARS. “

Ora arriva un’altra straordinaria rivelazione. Non era nel congelatore.

Secondo nuove informazioni, gli scienziati cinesi hanno  sperimentato  RaTG13 durante il 2017 e il 2018.

Le prove mostrano chiaramente che, non solo la Cina ha risieduto in gran parte sull’origine del COVID-19, ma che è, senza dubbio, dovuto a un virus creato dall’uomo.

La Cina ha mentito, la gente è morta.

Articolo originale di Lawrence Sellin, Ph.D.  colonnello in pensione della US Army Reserve, che in precedenza aveva lavorato presso l’Istituto di ricerca medica dell’esercito americano sulle malattie infettive e condotto ricerche di base e cliniche nell’industria farmaceutica

Fonte



A collegamento della notizia di oggi, si riporta l’ articolo sottostante sulla dottoressa Zheng-Li Shi, venuta alla ribalta pochi mesi fa nello scandalo che ha coinvolto Anthony Fauci

Quello che Trump non dice del laboratorio di Wuhan

Virus Connection. Americani e francesi per anni hanno finanziato a Wuhan gli esperimenti sui virus, anche quelli che forse a casa loro non potevano fare
Le prove della Virus Connection di Wuhan ci sono, eccome, non quelle però che «non» ci hanno fatto ancora vedere Trump e il suo scudiero Mike Pompeo quando accusano Pechino di avere «fabbricato» il Covid-19.
Sono le prove della collaborazione, a colpi di milioni di dollari, tra Stati Uniti, Francia e Cina proprio nei laboratori di massima sicurezza di Wuhan per lo studio dei virus animali. Su alcune queste ricerche Obama aveva messo una moratoria di quattro anni, riprese poi qualche tempo dopo con il
convinto sostegno di Anthony Fauci, il boss da oltre 40 anni dell’ epidemiologia americana. Americani e francesi per anni hanno finanziato a Wuhan gli esperimenti sui virus, anche quelli che forse a casa
loro non potevano fare.
Questa è la Virus Connection che si nasconde nel rimbalzo tra le accuse di Trump e le repliche di Pechino sulle origini del Covid-19, ritenuto di origine naturale dalla maggior parte degli scienziati e non un esperimento da laboratorio.
Tira aria da guerra fredda tra Usa e Cina. In un discorso all’Onu nel 1974 Deng Xiapoing, allora inviato di Mao, affermò: «Mai la Cina ambirà a diventare una superpotenza». Oggi tutti pensano il contrario: Pechino nella crisi del coronavirus ha sbalzato gli Usa come nazione-guida.
L’ambiguità di fondo è come la Cina sia diventata una superpotenza: con la nostra complicità. Il Covid-19 è una vicenda emblematica.

Tutto comincia quando i francesi nel 2004 avviano la costruzione a Wuhan un laboratorio di massima sicurezza per la ricerca dei virus animali. Gli
scienziati cinesi per anni vengono addestrati all’Istituto Jean-Merieux di Lione sostenuto da Sanofi Pasteur, la più grande società di vaccini mondiale.
Nel 2017 il laboratorio di Wuhan viene inaugurato ma i cinesi tengono fuori i 50 ricercatori francesi che dovevano accedervi secondo gli accordi stipulati da Parigi. I francesi subiscono uno scacco imprevisto ma nella vicenda si inseriscono da protagonisti gli americani: a guidare l’operazione-Wuhan è proprio Anthony Fauci, l’uomo che Trump qualche settimana fa voleva licenziare, capo da 40 anni della sanità americana, consigliere di tutti i presidenti a partire da Reagan. Un esperto di virus ma anche di potere.

Ed ecco la Wuhan Connection. Nel 2019 Anthony Fauci, come capo del National Institutes of Allergy and Infectious Disease (Niaid), finanzia con 3,7 milioni di dollari un progetto sui virus proprio a Wuhan. E non erano certo i primi finanziamenti Usa: negli anni precedenti erano già arrivati altri 7,4 milioni. La ricerca è diretta dalla capa del laboratorio P4 Shi Zheng Li, la «signora dei pipistrelli», specializzata a Montpellier e a Lione. Decorata con la Legione d’Onore insieme al capo di tutti i laboratori cinesi, Yuan Zhiming. Insomma gli americani avevano fregato ai francesi la «loro» migliore scienziata in materia di virus da pipistrelli.


La collaborazione Usa-Cina doveva continuare quest’anno con una ricerca su come mutano i coronavirus quando attaccano l’uomo. Il progetto a Wuhan della EcoHetalth Alliance è stato cancellato soltanto il 24 aprile scorso, quando Trump, Macron e Merkel hanno cominciato ad
accusare Pechino, ma anche l’Oms, di scarsa trasparenza sui dati della pandemia.
Ma qui di trasparenza se n’è vista poca anche in Occidente. Diversi scienziati americani avevano criticato la collaborazione con i cinesi perché in alcuni casi implicava la manipolazione genetica dei virus e rischi di «fuga» dai laboratori.
Un’eventualità che l’epidemiologa americana Jonna Mazet esclude decisamente su Business Insider: «Non c’è stata nessuna falla nel laboratorio: io stessa ho collaborato con i cinesi sui protocolli di
sicurezza». E aggiunge un’informazione preziosa: «Ho parlato con Shi Zheng Li (la signora dei pipistrelli n.d.r.) e mi ha assicurato che nessuno aveva identificato il Covid-19 prima dell’esplosione di questa epidemia».


Ma la stessa scienziata americana ammette che non ha mai visitato personalmente il laboratorio P4 di Wuhan. Come i francesi anche gli americani che finanziavano Wuhan, pur conoscendo personalmente gli scienziati cinesi, ci avevano messo il piede dentro una volta sola.

Il problema è che la Wuhan Connection è una bomba politica. E ci racconta una storia un po’ diversa da quella ufficiale: i francesi e successivamente gli americani volevano fare in Cina esperimenti ad alto rischio vietati o sui quali erano stati espressi seri dubbi per motivi di sicurezza.

Nel 2014 sotto pressione dell’amministrazione del presidente Barack Obama il NIH aveva sospeso alcuni tipi gli esperimenti in corso sui virus. Al termine della moratoria, nel dicembre del 2017, Fauci fa riprendere gli esperimenti di ingegneria genetica. Ma in segreto. Viene infatti convocato un comitato a porte chiuse per esaminare i rischi dell’operazione che incontra l’opposizione di diversi scienziati. E per aggirarla Fauci finanzia i cinesi.
Non possiamo sapere, al momento, cosa sia accaduto a Wuhan. Ma una cosa è certa: soltanto adesso, con la pandemia del Covid-19, è affiorata la storia inquietante della Wuhan Connection.

Alberto Negri, 05.05.2020

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