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Pubblicato il 30 Ottobre 2020

Gaslighting e manipolazione globale

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Per chi non avesse dimestichezza col termine, il gaslighting in psicoanalisi è una delle tecniche abusive dei narcisisti perversi, una delle più subdole e crudeli.

Attraverso questa strategia, il manipolatore riesce a confondere la propria vittima, gettandola in uno stato di incertezza ed insicurezza psicologica, portandola a dubitare di se stessa, della propria capacità di giudizio, della propria sanità mentale.

Lo scopo? Ottenere ciò che vuole ma, a livello più profondo, soprattutto destrutturare, distruggere. Quando questo avviene, la vittima stessa cerca scusanti per il suo aguzzino e accetta gli abusi.

Il termine è mutuato dall’opera teatrale del 1938 “Angel Street” e dal successivo film del 1944 “Gas Light”, in cui una trama diabolica mira ad alterare il senso della realtà della protagonista, interpretata da Ingrid Bergman.

Il gaslighting è una tecnica estremamente insidiosa perché toglie progressivamente libertà alle vittime. Psicologia e psicoanalisi ci vengono in soccorso per comprendere come riconoscerla attraverso i comportamenti messi in atto dai manipolatori.

Vediamone alcuni.

  • Paure utilizzate contro la vittima. Il manipolatore fa leva sulle vulnerabilità per far dubitare la vittima di sé stessa, in modo che diventi sempre più dipendente.
  • Mentire. I manipolatori mentono e lo fanno sfacciatamente. Questo crea un clima di insicurezza in cui non è possibile essere sicuri di nulla e distinguere in seguito cosa potrebbe essere vero oppure falso. L’obiettivo è confondere.
  • Negare. Minimizzare e negare il proprio comportamento abusivo è prassi per i manipolatori, che agiscono come se la reazione della vittima fosse completamente fuori linea. Più volte questo schema viene ripetuto, più la vittima viene indotta a dubitare di sé stessa, della sua realtà, iniziando così ad accettare la loro.
  • Logorare. Questo è uno degli aspetti più insidiosi del gaslighting, un processo graduale da attuare nel tempo. Anche le persone più intelligenti e consapevoli infatti possono rimanere intrappolate. È il principio della rana bollita del filosofo americano Noam Chomsky, utilizzato per descrivere coloro che finiscono per accettare passivamente le vessazioni senza rendersene conto.
  • Indebolire, creando confusione. L’obiettivo è distruggere l’equilibrio e far vivere continuamente nel dubbio.
  • Mettere le persone una contro l’altra. I gaslighter sono maestri nell’arte di manipolare, si servono di chi sta accanto alle proprie vittime in modo che non sappiano più a chi rivolgersi né a chi credere. Isolarle dagli altri dà loro più potere.
  • Sostenere che tutti gli altri mentono. E’ una tecnica manipolatoria che induce le persone a rivolgersi al gaslighter per ottenere le informazioni “giuste”.
  • Sostenere che la vittima è “disturbata”. Il manipolatore può aumentare l’intensità della sua opera di destrutturazione mettendo in discussione la sanità mentale (troppo paranoica, stressata, sensibile) della sua vittima. Ancora una volta, si tratta di prendere il controllo.

Fonte

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Gli effetti di queste strategie vanno a minare in profondità sicurezza e fiducia in sé stessi.

Eppure tutto questo ci sembra estremamente familiare.

Paradossalmente, a livello globale, ci troviamo in una situazione in cui le popolazioni vengono bombardate di messaggi contraddittori e contrastanti, esattamente come quelli di cui si servirebbe un sociopatico narcisista per distorcere i fatti e destabilizzare ad esempio una partner che sta per scoprire un tradimento o inizia a comprendere che gli equilibri nel rapporto non sono sani.

Veniamo esposti quotidianamente, da mesi, ad una mole di informazioni “bipolari”. “Il virus è ancora pericoloso”. “Il virus ormai è spento”. “Gli ospedali si stanno riempiendo”. “Gli ospedali sono vuoti”. “Gli asintomatici contagiano”. “Gli asintomatici non contagiano”. “Le mascherine proteggono”. “Le mascherine danneggiano”. Così si genera un insidioso stato di disorientamento ed incertezza.

La popolazione mondiale, come una novella Ingrid Bergman, comincia ad avere dubbi sulla propria capacità di percepire correttamente la realtà. E questo è lo stato psicologico perfetto in cui una vittima può subire passivamente gli abusi, senza averne precisa consapevolezza. Trasposto dalla versione domestica allo scenario internazionale, le persone si predispongono ad accettare qualsiasi limitazione della libertà o imposizione economica.

Da mesi governi, media, narrativa ufficiale portano il pubblico a pensare di essere il principale responsabile della diffusione del problema coronavirus. La responsabilità viene riversata sulle popolazioni che dovrebbero mostrare maggior senso di responsabilità sociale acconsentendo ai lockdown così come alle misure che verranno.

Esattamente come farebbe un narcisista perverso, si sposta il focus in modo che la vittima provi un senso di colpa e si stenta sempre più confusa.

Si mina la capacità di discernimento a livello globale con una narrazione che contraddice la realtà. Questo nonostante gruppi di medici responsabili cerchino di far ascoltare la propria voce, così come abbiamo noi stessi documentato.


WORLD DOCTORS ALLIANCE: Lettera aperta ai governi mondiali e ai cittadini del mondo


Se la manipolazione in atto ha un effetto destabilizzante sulle menti adulte, a maggior ragione preoccupano i riflessi su personalità ancora in formazione, nelle fasce più giovani e fragili. Il rischio concreto è quello di sviluppare serie difficoltà in futuro.

Sappiamo che una “semplice” mascherina è in grado di agire sul cervello dei bimbi causando, non solo problemi di interazione sociale, ma danni irreversibili come l’impossibilità di apprendere come distinguere correttamente amici e nemici oppure riconoscere le emozioni.

Lo spiega bene il Dr. MARCO PACORI, psicologo e psicoterapeuta.

Come potranno questi bambini, in futuro, difendersi da soggetti sociopatici, condizionamenti e manipolazioni?

Eppure la questione è grave. Non a caso si parla di vittime perché il “danno da gaslighting”, riconosciuto come abuso in campo medico e rientrante fra gli “atti persecutori” (di cui all’art. 612 bis c.p.) e i “maltrattamenti in famiglia” (di cui all’art. 572 c.p.) in ambito giuridico, comporta sempre un complesso percorso di recupero psicologico.

Questo ci dice che ciò che sta accadendo oggi avrà riflessi sulle nostre vite ma soprattutto sulle vite dei nostri figli e dei nostri nipoti.

Manipolare la mente è una forma di violenza. Rendersi consapevoli è il modo per liberarsi.

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