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MATTARELLA: “Serve una governance globale. Che il 2021 porti una svolta, la pandemia ha unito il destino dei popoli”

John Cooper

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Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, si è rivolto al corpo diplomatico accreditato in Italia: “Auspico che i segnali di speranza che giungono sul fronte dei vaccini ci possano presto consentire di superare le difficoltà attualmente esistenti per tornare a incontri in presenza diretta. È imperativo comune arginare tutte le conseguenze della pandemia e non soltanto sul piano sanitario, compresa la necessità di garantire l’accesso di tutti i popoli alle iniziative di immunizzazione, per dovere di solidarietà e per sicurezza comune. Le disuguaglianze si sono drammaticamente acuite, le tensioni rischiano di aumentare in maniera evidente, le regole che presiedono alla pacifica convivenza appaiono troppo spesso violate. L’anno che va chiudendosi, profondamente e drammaticamente segnato dalla pandemia, impone a tutti noi severe riflessioni. La diffusione del Covid-19 ha mostrato che le sfide non sono contenibili in un singolo angolo del mondo, e dunque ci riguardano tutti, ci impongono di non chiuderci ciascuno in se stesso, di non volgere il nostro sguardo illusoriamente dall’altra parte. Dalla prova che stiamo dolorosamente vivendo scaturisce, con forza ancora più intensa, l’esigenza di una collaborazione internazionale senza riserve, conseguenza diretta di un mondo sempre più interconnesso. Sfide globali devono essere fronteggiate da una governance efficacemente globale. Non ci possiamo permettere che la volatilità divenga una componente strutturale del sistema delle relazioni internazionali.

Lo dobbiamo, fra l’altro, ai milioni di cittadini nel mondo colpiti dal Covid-19. Lo dobbiamo al futuro di questo pianeta: il futuro o è per tutti o non è per nessuno, come l’anno trascorso ci ha dimostrato. La condizione della Libia e le altre situazioni conflittuali – spesso anche tragicamente accantonate – producono non soltanto una dolorosa scia di lutti e umane sofferenze, ma sono moltiplicatrici di minacce transnazionali, terrorismo, radicalizzazione. Occorre intervenire sulle radici profonde che alimentano questi fenomeni. Accanto alle misure di contrasto servono azioni che vadano a incidere sulla crescita e lo sviluppo secondo modelli inclusivi e sostenibili. La Repubblica italiana, nell’anno che sta per iniziare, ha la straordinaria occasione di svolgere un ruolo da protagonista attraverso la Presidenza G20 e la co-presidenza della Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici COP26. Tre le dimensioni chiave che l’Italia ha deciso di porre al centro del dibattito: la persona, il pianeta e la ripresa economica (people, planet, prosperity. Non vi è altra scelta che infondere nuovo vigore al multilateralismo, contro resistenze che, mascherate con il rilancio di polverose parole d’ordine nazionalistiche, sono inevitabilmente causa di tensioni, crisi e povertà. I rapporti internazionali possono essere fondati soltanto su condivisione delle responsabilità, su trasparenza, sulla centralità della persona e dei diritti umani e l’Italia, con i valori di libertà, democrazia e pace che caratterizzano la sua Costituzione, intende contribuirvi”. Bisogna sanare le ferite inferte al tessuto sociale, ponendo rimedio a una crisi economica senza precedenti. Infine, e soprattutto, gettare le fondamenta per il domani, in cui una gestione moderna e sostenibile dell’ambiente sia al centro, se vogliamo che le prossime generazioni abbiano ancora a disposizione lo stesso pianeta ricco di risorse e di meraviglie naturali di cui noi abbiamo potuto godere. Responsabilità non più procrastinabili in un mondo che sta mostrando tutta la sua vulnerabilità economico-sanitaria, alimentare, ambientale con drammatiche conseguenze per l’essere umano a partire dal dramma delle migrazioni di necessità. “L’ Unione Europea ha dimostrato nelle difficoltà rinnovato vigore, varando un’azione a largo raggio che ha coinvolto ambiti sinora dominio esclusivo dei Paesi membri, come quello della salute pubblica. Inoltre, sul tema dei cambiamenti climatici – rispetto ai quali si stanno manifestando incoraggianti segnali di ritorno sul campo di significativi protagonisti – l’Unione Europea ha saputo, nelle scorse settimane, assumere un ruolo trainante assumendo l’obiettivo di un taglio delle emissioni pari al 55% entro il 2030, puntando alla neutralità per il 2050. L’aspirazione di gran parte dell’umanità è quello di poter, nel 2021, realizzare una svolta. Un desiderio che i Governi di tutto il mondo debbono saper raccogliere, arricchendo ancor di più la rete di collaborazione internazionale. Alle drammatiche sofferenze patite, si è affiancata la percezione che la pandemia ha unito il destino dei popoli, ha reso ancor più espliciti i legami e gli equilibri che innervano il pianeta e l’intera umanità”.

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